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Mastopessi Round Block (periareolare): come funziona e per chi

Mastopessi Round Block (periareolare): come funziona e per chi

La risposta breve

La mastopessi Round Block, o periareolare totale, solleva il seno con una sola cicatrice attorno all'areola. Funziona quando il capezzolo va alzato di poco, due o tre centimetri al massimo, e quando l'areola è troppo larga e va ridotta: ptosi lieve, areole oltre i 5 cm, seno tuberoso, piccole asimmetrie. Nel mio studio è quasi sempre associata a una protesi, perché da sola solleva ma non dà volume. Ha due limiti da sapere prima: tende ad appiattire il complesso areola-capezzolo e la cicatrice, tirata dalla protesi sotto, può allargarsi se non è fatta con accorgimenti specifici. Non esistono mastopessi senza cicatrici: esistono cicatrici che si vedono poco.

Molte donne arrivano in visita convinte che una protesi risolva tutto, perché hanno visto il risultato di un’amica in cui la semplice mastoplastica additiva ha funzionato.  La protesi dà rotondità e volume, ed è giusto così.

Ma se la ghiandola mammaria ha una forma da correggere, per esempio è un po’ calata e ptosica come dopo gli allattamenti, o è tubulare e triangolare come nelle forma di mammella tuberosa,  o con l’areola troppo larga di partenza, o è presente un’asimmetria dei CAC la protesi da sola non basta. Il posizionamento di una protesi con le condizioni appena descritte metterebbe più in risalto questi inestetismi, infatti la spinta della protesi dilaterebbe ancora di più un’areola già larga, o la rotondità della protesi non risolverebbe la forma triangolare o tubulare di una mammella tuberosa o non risolleverebbe una condizione di ptosi mammaria, in cui anzi rimarrebbe un seno con l’effetto di “caduto sopra la protesi”, uno dei risultati più brutti della chirurgia del seno.

In quei casi serve una mastopessi, cioè un lifting, e la Round Block è la versione con meno cicatrice. Questa pagina spiega come funziona, per chi va bene, cosa non può fare e cosa aspettarsi dalla cicatrice, che esiste.

Cos’è la tecnica Round Block

La tecnica l’ha descritta il chirurgo francese Louis Benelli nel 1990 e il nome viene dalla sutura che la chiude.

Si disegnano due cerchi concentrici: uno sul bordo dell’areola, che la ridimensiona al diametro voluto, e uno più esterno sulla pelle. La “ciambella” di pelle tra i due cerchi non viene tagliata via a tutto spessore ma disepitelizzata, cioè privata solo dello strato superficiale, per conservare la vascolarizzazione dell’areola.

Poi il cerchio esterno viene stretto sul cerchio interno con una sutura circolare a borsa di tabacco, quella descritta da Benelli, o con le sue evoluzioni moderne come la sutura “interlocking”, che distribuisce meglio la tensione e tiene più stabile il diametro dell’areola nel tempo.

Il risultato è un’areola più piccola, un capezzolo un po’ più alto e una sola cicatrice, circolare, sul confine tra pelle e areola.

Due cose che il disegno spiega da solo. La prima: la cicatrice resta attorno all’areola perché tutta la pelle in eccesso viene “raccolta” lì, e questo ha un limite fisico: più pelle raccogli, più la cicatrice si corruga e l’areola si appiattisce.

La seconda: la sutura circolare è l’unica cosa che si oppone alla tensione, e se sotto c’è una protesi che spinge verso l’esterno, la tensione è tanta.

Per chi è indicata e per chi no

La regola che uso è semplice: la Round Block va bene quando devo alzare il capezzolo di poco, due centimetri, tre al massimo, e quando devo ridurre un’areola troppo larga.

Un’areola che supera abbondantemente i 5 cm di diametro, per i canoni che seguo, va riportata entro i 4. E va fatto prima di mettere una protesi: un’areola che oggi è di 5 cm, con una protesi sotto, diventa facilmente di 6 o 7.

Per la classificazione completa della ptosi, con cause e gradi, rimando alla pagina sulla ptosi mammaria. Qui la tabella è orientata alla scelta della tecnica.

Grado di ptosi (Regnault) Dove sta il capezzolo Round Block Cosa propongo
Nessuna ptosi, areola larga Sopra il solco Sì Round Block per ridurre l’areola, quasi sempre con protesi
Grado I, lieve All’altezza del solco Sì Round Block con protesi: capezzolo su di 2-3 cm, areola ridotta
Grado II, moderata 2-3 cm sotto il solco Raramente Mastopessi verticale (periareolare più cicatrice verticale), con o senza protesi
Grado III, severa Molto sotto il solco, rivolto in basso No Mastopessi a T invertita, tecniche derivate dalla riduzione mammaria
Seno tuberoso Variabile, areola che sporge Sì, quasi sempre Approccio periareolare per liberare il cercine fibroso e ridistribuire la ghiandola sul polo inferiore, con protesi
Asimmetria lieve Un lato un po’ più basso con areola dilatata Sì, sul lato da correggere Round Block monolaterale per simmetrizzare con il minimo di cicatrici

Il seno tuberoso merita due righe, perché è l’indicazione in cui la periareolare è quasi obbligata. In quella malformazione un anello fibroso stringe la base dell’areola e la fa sporgere, e i quadranti inferiori della ghiandola sono poco sviluppati.

Dall’accesso periareolare posso liberare quell’anello e ribaltare un lembo di ghiandola verso il basso, la manovra di “unfurling”, per riempire il polo inferiore che manca. Ne parlo nella pagina dedicata al seno tuberoso.

Nelle asimmetrie il caso tipico è la ragazza con il seno destro perfetto e il sinistro un po’ sceso con l’areola dilatata. Lì la Round Block sul lato da correggere è il modo per renderli uguali con il maggior risparmio di cicatrici.

Chi non è candidata: chi ha il capezzolo molto sotto il solco, perché la periareolare non lo può portare dove deve stare; e chi vorrebbe sollevare il seno senza cambiarne il volume, perché da sola questa tecnica solleva così poco che il risultato non vale la cicatrice.

Con o senza protesi

Nella mia casistica la Round Block è quasi sempre associata a una protesi, e il motivo è nella sua natura: è un lifting leggero, il capezzolo risale di un paio di centimetri, e non c’è nessun aumento del seno.

Chi la chiede, di solito, ha un seno che dopo le gravidanze si è un po’ rilassato e svuotato in alto. La protesi restituisce il polo superiore, la Round Block riporta l’areola al posto giusto e la ridimensiona. Fatte nella stessa seduta, le due cose si aiutano.

La protesi la posiziono con gli stessi criteri di una mastoplastica additiva, in base alla larghezza della base e alla copertura dei tessuti. Le combinazioni con protesi hanno una pagina a parte, la mastopessi additiva; per chi non vuole protesi, le alternative sono in alzare il seno senza protesi.

La cicatrice periareolare: come evolve

Online si legge “mastopessi senza cicatrici” e “cicatrice invisibile”. Lo dico come lo dico in visita: non esistono cicatrici invisibili, esistono cicatrici che si vedono poco.

Mastopessi significa lifting del seno, e un lifting per definizione richiede di tagliare; ogni taglio lascia una cicatrice. Quella della Round Block ha un vantaggio reale: sta sul confine tra la pelle e l’areola, dove il cambio di colore la nasconde.

E ha una fragilità altrettanto reale: tutto attorno all’areola i vettori di forza vanno verso l’esterno. La protesi sotto spinge la ghiandola, la pelle e il complesso areola-capezzolo, e una cicatrice sottoposta a quella tensione tende a dilatarsi.

Vedo spesso donne operate altrove “con la periareolare totale” che arrivano con una cicatrice allargata, diastasata, sfrangiata: un disastro, altro che invisibile.

Perché resti un filo servono accorgimenti in sala: una sutura profonda permanente che tenga il diametro dell’areola senza affidarlo alla pelle, un diametro disegnato con margine, la tensione distribuita su tutta la circonferenza.

Con questi, l’evoluzione tipica è questa:

  • Primo mese: cicatrice rossa, areola corrugata, con pieghe a raggiera che spaventano.
  • Dal terzo al sesto mese: le pieghe si distendono e il rosso sbiadisce.
  • A dodici mesi: resta una linea chiara sul bordo dell’areola.

Le pieghe residue e l’allargamento sono le complicanze più frequenti di questa tecnica, ed è proprio per ridurle che la sutura originale di Benelli è stata sostituita dalle suture interlocking.

Limiti e rischi della Round Block

Il limite principale è l’appiattimento. Raccogliendo la pelle in eccesso attorno all’areola, la tecnica tende a schiacciare il complesso areola-capezzolo e, se forzata oltre i due o tre centimetri di risalita, a farlo guardare leggermente verso il basso.

È il motivo per cui non la uso per le ptosi moderate: la tecnica con la cicatrice verticale corregge proprio questo.

Gli altri rischi sono quelli di ogni intervento sul seno, ematoma, infezione, alterazione della sensibilità del capezzolo, asimmetria, più quelli specifici: allargamento della cicatrice, areola ovale, sutura profonda che si avverte o che va rimossa.

Ma la scelta non si fa contando le cicatrici. Piuttosto che fare tante cicatrici per un miglioramento poco sensibile, preferisco la tecnica che dà il risultato più giusto e più naturale per quella persona. E a volte, al contrario, una cicatrice in più è il prezzo di un seno che sta su.

Non abbiamo quasi mai davanti la situazione ideale, simmetrica e con la pelle perfetta: le tecniche si adattano alla paziente, non il contrario.

Un caso dal mio studio

Un risultato che mi è piaciuto molto è recente. Una ragazza giovane, fisicamente ben fatta, aveva allattato e il seno si era rilassato: areola un po’ scesa, polo superiore svuotato, ma pelle di buona qualità e un capezzolo che andava alzato di poco. Era il caso da Round Block.

Ho ridotto l’areola, l’ho riportata al centro del cono e ho messo una protesi non grande, scelta sulla larghezza del suo torace.

A distanza di mesi il seno è naturale e somiglia a com’era prima della gravidanza, con la sola cicatrice attorno all’areola.

Vuoi sapere se il tuo grado di ptosi è adatto alla Round Block? Si decide in visita, con le misure: telefono 0574 58 44 53, WhatsApp oppure prenotazione su MioDottore.

Recupero e ritorno alle attività

Il decorso è identico a quello di una mastoplastica additiva, perché nella quasi totalità dei casi c’è una protesi: reggiseno e fascia come per ogni additiva. Nei rari casi senza protesi basta il reggiseno.

Dopo quattro o cinque giorni permetto di guidare, dopo una settimana si possono bagnare le ferite.

Quando Cosa succede Cosa si può fare
Giorni 1-7 Gonfiore, areola corrugata, fastidio controllato con gli analgesici Reggiseno e fascia (se c’è la protesi); guida dal 4°-5° giorno; doccia e ferite bagnate dal 7°
Settimane 2-4 Il gonfiore scende, la cicatrice è rossa, le pieghe iniziano a distendersi Lavoro d’ufficio; niente sport né pesi
Mesi 2-3 Forma che si assesta, protesi che scende al suo posto Sport progressivo; protezione solare sulla cicatrice
Mesi 6-12 Pieghe distese, cicatrice che schiarisce, risultato definitivo Controllo a un anno; dal 6° mese la cicatrice si giudica

Alternative: mastopessi verticale e a T invertita

Quando la ptosi è moderata la tecnica giusta è la verticale, descritta da Madeleine Lejour: alla cicatrice attorno all’areola si aggiunge una linea verticale fino al solco, che permette di risalire di più e di dare al seno la forma a cono che la periareolare da sola non riesce a dare.

Quando la ptosi è severa, o c’è molta pelle in eccesso, si usano le tecniche derivate dalla riduzione mammaria, con la cicatrice a T invertita: più cicatrice, ma l’unico modo di riportare in alto un capezzolo che sta molto sotto il solco.

Tutte le tecniche, con i criteri di scelta, sono nella pagina sulla mastopessi.

Quanto costa

La Round Block rientra nella voce mastopessi del listino dello studio, con la fascia che dipende dall’associazione o meno della protesi:

Le fasce complete e cosa comprende il preventivo sono in costo della mastopessi; il preventivo scritto si fa in visita. La prestazione è estetica: IVA al 22% e nessuna detrazione, salvo i casi di malformazione come il seno tuberoso con attestazione medica preventiva.

Per una valutazione a Prato o Firenze: telefono 0574 58 44 53, WhatsApp oppure MioDottore. A Firenze l’intervento si esegue come descritto in mastopessi a Firenze.

Approfondimenti

Domande e risposte

Una sola, circolare, sul confine tra pelle e areola, dove il cambio di colore la nasconde. Non è invisibile: nel primo mese è rossa e l’areola è corrugata, a sei mesi le pieghe si distendono, a un anno resta una linea chiara. La protesi sotto la tira verso l’esterno, quindi servono accorgimenti in sala perché non si allarghi.

 

Per la ptosi lieve, quando il capezzolo va alzato di due o tre centimetri al massimo, e per le areole troppo larghe da ridurre. Dal grado II in su serve la mastopessi verticale, e nelle ptosi severe la T invertita. Va bene anche nel seno tuberoso e nelle asimmetrie lievi, dove si opera un lato solo.

 

Sì, e nel mio studio è quasi sempre così. Da sola la Round Block solleva poco e non dà volume: la protesi riempie il polo superiore svuotato, la periareolare riporta l’areola al posto giusto e la ridimensiona. Si fanno nella stessa seduta, e ridurre l’areola prima di mettere la protesi evita che si allarghi a 6-7 cm.

 

È la mastopessi con meno cicatrice, non un intervento piccolo: si opera in anestesia generale, si rimuove pelle, si ridisegna l’areola e quasi sempre si inserisce una protesi. “Senza cicatrici” non esiste: mastopessi significa lifting, e un lifting richiede di tagliare. Esistono cicatrici che si vedono poco, e questa è una di quelle.

 

Come dopo una mastoplastica additiva: reggiseno e fascia se c’è la protesi, guida dopo quattro o cinque giorni, ferite bagnate dopo una settimana, lavoro d’ufficio in una o due settimane, sport dopo un mese e mezzo. La forma si assesta in due o tre mesi, la cicatrice si giudica dal sesto.

 

Sì, è la complicanza più frequente di questa tecnica, insieme alle pieghe residue. Succede perché la cicatrice circolare è sottoposta alla spinta della protesi e della ghiandola. Per evitarlo uso una sutura profonda permanente che tiene il diametro, al posto della sola borsa di tabacco originale, e disegno l’areola con margine.

 

Rientra nella voce mastopessi del listino dello studio, con una fascia diversa se è associata a una protesi. Le fasce complete sono nella pagina sui costi della mastopessi; il preventivo scritto si fa in visita. È una prestazione estetica con IVA al 22%, non detraibile, salvo i casi di malformazione come il seno tuberoso.

Fonti e riferimenti