Seno piatto (micromastia): come ingrandirlo con la chirurgia estetica

Avere un seno piatto o piccolo, per molte donne è un problema estetico importante che, troppo spesso, provoca insicurezza e carenza di autostima, facendo sentire a disagio la donna, sia in pubblico che nel privato.

Ogni donna ha forme e volumi del seno differenti ed è bella così madre natura l’ha fatta. Tuttavia ci sono donne che non riescono ad accettarsi e a sentirsi bene con un seno piatto e, per questo motivo, decidono di ricorrere alla chirurgia estetica per ingrandirlo ed avere dei seni più sensuali e in armonia con il fisico.

Grazie all’intervento di mastoplastica additiva è possibile correggere problemi di micromastia (o ipoplasia mammaria) e/o asimmetrie delle mammelle.

Cos’è la Micromastia o Ipoplasia mammaria

La micromastia, chiamata anche ipoplasia mammaria, è una condizione fisiologica in cui avviene uno sviluppo anomalo del seno per cause genetiche, durante la fase della pubertà, che può coinvolgere una sola mammella o entrambe.

Nello specifico l’ipoplasia mammaria riguarda il sottosviluppo delle ghiandole mammarie, le quali risultano con volumi ridotti e poco prominenti.

Quando la micromastia coinvolge solamente una mammella si può generare quella antiestetica condizione di asimmetria mammaria, ovvero quando una mammella è più grande dell’altra.

L’ipoplasia mammaria non provoca problemi durante l’allattamento ma può comportare dei problemi psicologici e di autostima nelle donne che non riescono ad accettare il proprio seno.

Le cause di un seno piatto e/o poco sviluppato

Alcune donne si domandano perché hanno il seno piccolo e quali sono i motivi per cui il seno non cresce.

Lo sviluppo delle mammelle dipende da vari fattori biologici, che sono connessi tra loro, sia durante il periodo dell’adolescenza sia dopo: possono potenzialmente subentrare fattori nutritivi, costituzionali e ormonali e in quest’ultimo caso riguardano soprattutto prolattina, progesterone, estrogeni, ormoni della tiroide e recettori; sono fattori condizionanti dello sviluppo del seno anche i periodi di amenorrea e la magrezza.

Un’alimentazione scorretta e squilibrata può causare disfunzioni del metabolismo che possono incidere sul corretto sviluppo del seno.

Anche patologie come l’anoressia possono portare ad avere un seno piatto e poco prominente.

Il seno prosperoso è comunque soggetto a variabilità individuale e non è detto che la familiarità ne condizioni necessariamente la grandezza e lo sviluppo.

Fattori come aumento del peso o pillola anticoncezionale sono elementi che possono aiutare le mammelle a essere più piene e tese, in alternativa, chi vive male il fatto di avere il seno piccolo può ricorrere alla chirurgia estetica.

Esistono donne che hanno seni molto piccoli per fattori meramente familiari o genetici, senza che sussistano altre cause cliniche; la distribuzione anomala di grasso corporeo è infatti un fattore familiare che può interessare ipoplasie mammarie femminili: ad esempio, la nota sindrome di Turner è una patologia genetica caratterizzata da anomalie che riguardano il cromosoma X e in questo caso, sussistono vari sintomi, uno dei quali è proprio la presenza del seno molto piccolo.

Conformazione del seno: generalità

Il seno è formato da tessuto adiposo, ghiandole, da vasi sanguigni, nervi, dotti galattofori e linfatici ricoperti da cute, mentre nella zona retrostante c’è il muscolo grande pettorale.

La forma e il volume del seno sono conferiti soprattutto dal tessuto ghiandolare e da quello adiposo, sebbene anche l’elasticità della pelle sia un fattore fondamentale.

Seno piccolo non sviluppato: la mammella tuberosa

La mammella tuberosa è una condizione in cui i seni mostrano malformazioni che possono essere minime e non visibili, oppure più evidenti e che non di rado hanno ripercussioni gravi sulla salute psicologica delle donne; questa condizione consiste in alterazioni della morfologia della ghiandola mammaria che si sviluppa in maniera anomala e conferisce alla mammella una forma stretta e lunga, a volte persino cadente.

Il seno tuberoso potrebbe manifestarsi già durante l’adolescenza, può interessare uno o entrambi i seni e talvolta in modo differente e asimmetrico. Le donne affette da questa patologia hanno soprattutto ripercussioni a livello psicologico, poiché arrivano addirittura a sentirsi inadeguate di fronte a un potenziale partner.

Dopo un consiglio e una diagnosi dello specialista, è comunque quasi sempre possibile intervenire per correggere la malformazione.

Seno piccolo dopo l’allattamento

Dopo la fase di allattamento, il seno femminile appare più piccolo, svuotato e pitto perché le ghiandole mammarie tendono a ritirarsi: per la precisione, durante l’allattamento il tessuto adiposo della ghiandola mammaria conferisce il volume alla mammella; terminato l’allattamento, al contrario, la ghiandola si riduce, si rilassa e si svuota, dando forma a un seno che risulterà cadente.

È bene essere consapevoli del fatto che prolungare eccessivamente la fase dell’allattamento potrebbe creare dei danni ai tessuti del seno.

Come ingrandire il seno piccolo

In pratica, le donne che hanno il complesso del seno piccolo e vorrebbero aumentarne il volume, non possono fare altro che ricorrere agli interventi di chirurgia del seno, per la precisione alla mastoplastica additiva, un intervento poco invasivo, ormai divenuto prassi e tale da cambiarne completamente la forma e la grandezza della mammella.

Le pazienti hanno l’opportunità di ricorrere a due differenti tipi di interventi chirurgici per aumentare il seno e sono:

Mastoplastica additiva con lipofilling

Il lipofilling al seno è un intervento di chirurgia estetica che non prevede incisione, ovvero una tecnica senza bisturi, tramite la quale l’aumento del volume del seno viene effettuato usando il grasso stesso della paziente che viene prelevato da zone corporee in cui esso è abbondante; il lipofilling mammario permette di aumentare di una taglia il volume del seno mantenendo la stessa forma del seno.

Mastoplastica additiva con protesi

Consiste in una tecnica chirurgica estremamente diffusa e che prevede l’inserimento di una protesi in silicone.

Questo tipo di intervento è eseguito previo colloquio con il chirurgo che, in base alle effettive possibilità e insieme alla paziente, deciderà quale grandezza e forma del seno siano più appropriati per quel caso.

L’incisione per l’inserimento della protesi che viene fatta o intorno all’areola o nel solco sottomammario è esigua.

Questa tipologia di intervento è dedicata soprattutto alle donne che vogliono rendere più voluminoso e proporzionato il seno rispetto al corpo, per chi desidera conferire al seno sciupato da allattamento e gravidanza la forma precedente e infine, per tutte coloro che ambiscono a correggere una potenziale asimmetria mammaria, ovvero migliorare e ridurre il diverso volume tra i due seni.

La mastoplastica additiva: protesi al seno

Quando una paziente sceglie di mettere le protesi al seno, deve essere perfettamente consapevole del fatto che è un operazione delicata,, che deve essere eseguita da un chirurghi esperti con comprovata esperienza.

Il chirurgo avrà il compito di selezionare la tipologia di protesi più adatta alla conformazione fisica della donna e alle peculiarità dei tessuti, in modo da garantire un risultato che alla fine risulti quanto più naturale possibile.

Attualmente, esistono tre tipologie di protesi che si differenziano per la forma, superficie e contenuto e sono quella rotonda, quella ergonomica, ovvero rotonda e ergonomica, e a goccia detta protesi anatomica.

Il modello di protesi a forma rotonda è ideale per tutte le donne che possiedono un seno che di per sé ha già una forma armoniosa e desiderano solamente aumentarne la grandezza. Le protesi rotonde sono adatte anche per le pazienti che presentano una mammella svuotata o cadente a causa della gravidanza e dell’allattamento. Infatti con le protesi tonde si può aumentare il volume del polo superiore della mammella ottenendo così un maggior riempimento superiore e quindi un effetto simile a quello ottenuto con i reggiseni push-up.

Le protesi a goccia sono la soluzione per tutte coloro che hanno un seno piatto e molto piccolo e desiderano ottenere un risultato quanto più naturale possibile.

Le protesi ergonomiche, infine, sono la risposta per esigenze di vario tipo e sono idonee soprattutto per seni molto piccoli che ambiscono a raggiungere un riempimento dalla forma naturale.

Questa tipologia è una vera e propria rivoluzione in quanto sono protesi sia rotonde sia anatomiche, tuttavia, sono adatte solamente per donne non troppo magre e con tessuti nella regione mammaria non eccessivamente sottili.

Come sono le protesi mammarie

Le protesi, usate per effettuare la mastoplastica additiva, sono composte da un involucro esterno in silicone e un contenuto interno in gel di silicone: quest’ultimo è un materiale estremamente uniforme e coesivo di natura morbida, di una consistenza simile al tessuto presente nel seno; inoltre, è una sostanza solida che, nel caso di urti e rotture, impedirebbe la diffusione e la dispersione del contenuto nella regione mammaria. Le protesi in gel di silicone sono disponibili in vari gradi di coesività, tutti tali da assicurare resistenza, comodità e sicurezza.

È possibile aumentare il seno con la cultura fisica?

Una donna può limitarsi a intervenire sull’elasticità della pelle attraverso uno stile di vita sano e la nutrizione, mentre non può farlo sul tessuto ghiandolare, perché si tratta di una predeterminazione genetica soggetta solamente a mediatori ormonali.

In realtà, l’unico modo per aumentare il volume di un seno piatto e ottenere un aumento ponderale, è fare ricorso alla chirurgia plastica.

Da quanto detto, si evince come la mera cultura fisica non è assolutamente in grado di aumentare il volume del seno e di ingrandire un seno piatto; al contrario, se l’obiettivo è di cercare di rassodare e migliorare esiguamente l’aspetto, una donna può ricorrere a una dieta ipocalorica per la perdita di massa grassa e all’attività fisica mista.

Chirurgia estetica per il seno piccolo

Da un punto di vista prettamente chirurgico, possiamo dire che la giusta proporzione di un seno dovrebbe essere direttamente proporzionale ai diametri corporei.

La grandezza del seno è un innegabile requisito estetico e svolge un ruolo fondamentale nella psicologia femminile.

È incontrovertibile che il seno piccolo sia ritenuto un vero e proprio difetto estetico capace di incidere psicologicamente sull’equilibrio emotivo di tante giovani donne e abbiamo compreso anche che non esiste una cultura fisica tale da risolvere da sola questo problema.

L’unico modo per intervenire sulle dimensioni delle mammelle è di fare ricorso all’intervento di mastoplastica additiva, nota anche come silicone al seno o plastica al seno.

Se sottoporsi o meno all’intervento è una decisione soggettiva e non necessaria che spetta esclusivamente alla paziente, l’unica in grado di giudicare la personale percezione e l’effettiva entità del problema.

Nel momento in cui una donna decide di sottoporsi all’intervento di mastoplastica additiva, è tenuta a sottoporsi a un colloquio con lo specialista che la aiuterà a comprendere a quali risultati desidera arrivare.

Sarà compito del medico anche sottolineare che si tratta di un’operazione invasiva, che cambierà in maniera importante l’aspetto della paziente.

La forma del seno dipenderà anche dal peso della protesi e dalla forma, che potrà essere a coppa, a goccia, ergonomica, ecc…

Come si svolge la visita pre-operatoria

L’intervento per aumentare il seno è estremamente personalizzato e pertanto, richiede che lo specialista esegua una prima visita molto accurata.

Durante questa fase il medico valuterà dimensione e forma di seno, capezzolo e areola e mostrerà le potenziali modifiche di volume e forma che subiranno le mammelle; infine, eseguirà una meticolosa anamnesi medica volta a escludere la presenza di alterazioni come problemi di cicatrizzazione, di coagulazione o ipertensione, i quali possono condizionare il risultato finale dell’intervento.

Una volta terminata la prima visita, lo specialista valuterà insieme alla paziente quale protesi sia la migliore per quel caso specifico, deciderà quale sia la migliore via d’accesso da utilizzare e infine, come posizionarla, ovvero se sottomuscolo, sottoghiandola o dual plane.

La tecnica duel plane

Il posizionamento dual plane sfrutta i vantaggi delle altre tecniche e permette di far alloggiare la protesi sotto il muscolo pettorale superiormente, mentre la porzione bassa della protesi sarà posizionata subito al di sotto della ghiandola mammaria. La tecnica dual plane è la più moderna e quella che garantisce i risultati più naturali.

Subito prima di sottoporsi all’intervento, la paziente sarà informata in relazione a quale alimentazione pre e post operatoria dovrà seguire, all’assunzione di farmaci e su come comportarsi in merito a fumo e sostanze alcoliche.

Quasi tutte le protesi per aumentare il seno sono garantite a vita, sebbene sia consigliata la sostituzione nel caso di sgonfiamenti e deformazioni che potrebbero essere causate dall’utilizzo prolungato nel tempo.

Sostituire o meno un impianto è una scelta soggettiva della paziente, che potrà desiderare di ricorrere a questo genere di intervento sia per cambiare la dimensione o la tipologia dello stesso, sia perché sono insorte complicanze come il rigetto e ciò può accadere nel 2% o 3% dei casi dopo qualche anno o persino dopo 10-20 anni dall’operazione.

Come si svolge l’intervento di mastoplastica additiva

L’intervento di ingrandimento del seno piatto viene eseguito in anestesia generale, in day/hospital e dura circa 60/90 minuti: durante l’operazione viene inserita una protesi in silicone sotto la fascia pettorale ed il muscolo pettorale o la ghiandola mammaria.

Una volta terminata l’operazione, la paziente resterà in clinica per il pomeriggio prima di essere dimessa, mentre successivamente dovrà seguire una terapia antibiotica per circa una settimana.

Non è necessario togliere i punti i quali invece si riassorbiranno da soli, salvo diverso parere del chirurgo e in tal caso saranno eliminati dopo una settimana.

Nel primo mese post operatorio, la paziente dovrà indossare un reggiseno compressivo e una fascia; in questo periodo, per evitare complicazioni, si asterrà dall’attività fisica e dai lavori pesanti.

Sempre durante il primo mese, l’organismo costruirà una capsula intorno alla protesi, questa capsula chiamata capsula periprotesica, rivestirà come una sottile cicatrice la protesi mammaria e non sarà percepita dalla paziente che anzi sentirà le protesi morbide al tatto.

Come si svolge l’intervento di mastoplastica con lipofilling

Nel caso della seconda tipologia di intervento, ovvero la mastoplastica additiva con lipofilling al seno, è prevista l’aspirazione mediante liposuzione di cellule adipose prelevate da zone differenti del corpo della stessa paziente. Si utilizzerà il grasso corporeo prelevato con sottili cannule per infiltrarlo poi, come un filler, nel seno per aumentarne il volume.

Si tratta della soluzione più adatta per piccole mastoplastiche additive che consentono di non utilizzare le protesi, ma di intervenire correggendo potenziali deformità o asimmetrie aumentando di massimo una taglia il volume mammario.

Inoltre, la mastoplastica additiva con lipofilling è ideale per i casi in cui il soggetto non voglia inserire alcuna protesi, pur desiderando un misurato aumento della mammella.

La mastoplastica additiva con lipofilling è un’operazione di circa un’ora e mezza per cui non è richiesto il ricovero di una notte ma è sufficiente un day hospital; Nell’arco di circa due o tre giorni la paziente potrà ritornare alla vita regolare.

Inoltre, il chirurgo non ricorre a lunghe incisioni e punti, ma utilizzando delle micro-cannule spesso non sarà necessario mettere punti di sutura.

Per quanto concerne la mastoplastica additiva con lipofilling, il risultato sarà più apprezzabile dopo 3 mesi circa dall’intervento, poiché durante questo lasso di tempo la mammella avrà il tempo per apparire più naturale e morbida.

Limiti di età e quali altri interventi si possono eseguire per risolvere il problema di un seno piatto

Affinché una paziente possa sottoporsi a un intervento di mastoplastica additiva deve aver compiuto i 18 anni, fatta eccezione del caso in cui sussista una patologia; questa operazione chirurgica può essere effettuata anche da donne over settanta.

Quando una paziente si sottopone all’intervento di mastoplastica additiva può farlo anche in concomitanza con altre tecniche chirurgiche quali addominoplastica, liposuzione, mastopessi e ulteriori interventi di chirurgia estetica.

Rischi e complicanze dell’intervento per aumentare il seno piatto

La mastoplastica additiva è diventata un intervento frequente e relativamente semplice da eseguire nonostante la sua natura invasiva, ma non solo, oggi è tale da donare enormi soddisfazioni alla paziente e al medico che lo esegue.

In particolare, la prima vedrà cambiare completamente il suo aspetto fisico, a livello psicologico acquisterà sicurezza in se stessa e supererà i limiti che fino a quel momento l’hanno condizionata, soprattutto nell’approccio con l’altro sesso.

L’intervento per aumentare il seno piatto è comunque un’operazione chirurgica importante e pertanto, i rischi non devono mai essere sottovalutati: per questo motivo, durante la fase in cui la paziente deve scegliere a quale specialista affidarsi, non può assolutamente limitarsi a guardare il prezzo modico o le offerte.

Tra l’altro vi consiglio di diffidare sempre dalle offerte in ambito medico-chirurgico.

Sebbene le complicanze siano estremamente rare, nel caso in cui queste si verifichino è necessario sapere di potersi affidare alle mani di un professionista che sia in grado di rassicurare la paziente e intervenire celermente con sicurezza e professionalità.

Una potenziale complicanza dell’intervento per aumentare il seno, ad esempio, potrebbe essere la contrattura capsulare, ovvero il rigetto della protesi, che è causata dalla reazione del corpo all’inserimento di un oggetto estraneo: in pratica, intorno alla protesi si forma una cicatrice, detta anche capsula, che nel caso della contrattura capsulare diventa molto spessa e indurita e ciò con il passare del tempo potrebbe provocare sofferenza nella paziente e mettere a rischio il risultato stesso dell’operazione.

In altri casi, invece, potrebbero manifestarsi complicanze come iposensibilità o ipersensibilità di capezzolo o areola, infezioni, spostamento della protesi, formazioni di pliche di pelle intorno all’impianto, ecc…

Anche la simmastia, l’unione delle protesi, come a formare un unico seno, può essere una complicazione della mastoplastica additiva.

In tutti questi casi, per risolvere il problema, sarà necessario sottoporsi a un intervento di mastoplastica additiva secondaria.

Per essere certe di non andare incontro a complicanze oppure per ridurre il più possibile questo rischio, è fondamentale che le pazienti si attengono alla lettera alle indicazioni fornite dal proprio chirurgo: una di queste indicazioni sarà certamente quella di diminuire il fumo di sigaretta, in quanto potrebbe incrementare la possibilità che si manifestino complicanze o ritardi nella completa guarigione.

Dott. Pietro Campione

Il dott. pietro campione è un medico chirurgo iscritto all’ordine dei medici, chirurghi e odontoiatri di prato con il numero di iscrizione 1.168, è socio ordinario della s.i.c.p.r.e. (società italiana chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica) e socio ordinario dell’ aicpe (associazione italiana di chirurgia plastica estetica).

Laureatosi in medicina e chirurgia si è successivamente specializzato in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica presso l’Università degli studi di Firenze col massimo dei voti e lode. E’ stato ammesso come residente interno presso la Clinica Planas di Barcellona (Spagna), dove ha potuto affiancare i migliori chirurghi plastici internazionali durante un anno di fellowship interamente dedicata alla chirurgia estetica del viso e del corpo.

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